Timothée chalamet e l'opera segreta nel deserto: uno scandalo di stile

La copertina di Vogue America per dicembre 2025 con Timothée Chalamet ha scatenato un piccolo terremoto nel mondo dell'arte e della moda. Non solo per la bellezza del giovane attore, immortalato da Annie Leibovitz, ma per il luogo scelto per lo scatto: un'opera d'arte monumentale, quasi sconosciuta al grande pubblico, celata nel cuore del deserto del Nevada.

Un set cinematografico fuori dal tempo

Le immagini, apparentemente catturate in una galassia lontana, rivelano un contesto sorprendentemente reale: City, la monumentale opera di Michael Heizer. Un agglomerato di forme geometriche che si staglia contro il cielo desertico, creando un'atmosfera sospesa tra un'antica civiltà e un futuro fantascientifico. Il richiamo a Dune è immediato, ma l'ironia della situazione risiede in un dettaglio cruciale: la fotografia all'interno di City è, di norma, vietata. Leibovitz ha dovuto chiedere direttamente il permesso a Heizer, un gesto reso possibile da una profonda amicizia, come riferiscono fonti vicine all'artista.

City, un'opera in costruzione per oltre 50 anni e di dimensioni sbalorditive, è diventata una delle opere d'arte più discusse e difficili da documentare del nostro tempo. In un'era dominata dalla condivisione sui social media, Heizer insiste su un approccio quasi anacronistico: l'esperienza diretta, la contemplazione silenziosa. Chalamet, avvolto da 45°, 90° e 180° gradi di questa architettura primordiale, ne è la prova tangibile.

Un viaggio nell

Un viaggio nell'arte terrestre tra las vegas e utah

Il Sud-Ovest americano ha un modo tutto suo di alterare la percezione delle dimensioni. L'orizzonte si confonde con il cielo, creando un senso di infinito. Non sorprende quindi che il movimento Land Art sia nato proprio qui. Dagli anni '60, gli artisti hanno abbandonato le gallerie per abbracciare deserti, saline, mesate e terreni remoti, trasformando l'ambiente circostante in opera d'arte. Non si trattava più di collocare opere d'arte nella natura, ma di farne parte integrante.

Un road trip, lo ammetto, è ancora il modo più affascinante per esplorare gli Stati Uniti. Da bambina, l'interpretazione di Britney Spears in Crossroads aveva acceso la mia immaginazione, e l'idea di attraversare l'America in auto, come una principessa beata, mi ha sempre attratto. Per comprendere veramente il Land Art, credo che sia necessario un approccio geografico, piuttosto che cronologico, un percorso che si snoda attraverso le strade polverose dell'Ovest.

Il nostro viaggio, iniziato a Los Angeles, ha fatto tappa a The World’s Largest Thermometer, all'Alien Fresh Jerky (un negozio di souvenir con gadget UFO incredibili) e all'opera coloratissima di Ugo Rondinone, Seven Magic Mountains, un'intrusione giocosa e decisamente umana nel paesaggio desertico. Da lì, il percorso si è snodato attraverso il Nevada e l'Utah, prima di addentrarci in Arizona. Dopo una notte poco fortunata a Caesar’s Palace, abbiamo raggiunto City, un'opera d'arte che è tanto monumentale quanto elusiva. Sapere di avere la fortuna di poterla ammirare – l'accesso è limitato a soli 200 visitatori all'anno – ci ha fatto dimenticare rapidamente le nostre disavventure di Las Vegas.

Un

Un'esperienza che trascende la fotografia

Passeggiare per i 1,5 chilometri di City è stata un'esperienza surreale e profondamente radicata. La Triple Aught Foundation, che gestisce il sito, concede tre ore per l'esplorazione; per una donna incinta come lo ero io, sembrava un'eternità. Ma il tempo è volato, anche senza scattare foto con lo smartphone. City è costruita con argilla, sabbia e roccia, tutto estratto dal sito e rimodellato. L'obiettivo è preservare intatta la flora e la fauna locali. Ci si sente esposti, all'aperto, alla ricerca di un po' d'ombra tra forme che ricordano altari o sentieri che si innalzano e si abbassano. Oltre l'opera, la natura selvaggia è primordiale: abbiamo avvistato lepri e udito il verso di un coyote.

Proseguendo verso sud, le influenze del Land Art si manifestano in modi inaspettati. Amangiri, un resort di lusso vicino a Canyon Point, Utah, è un esempio perfetto: l'architettura è stata concepita in armonia con l'imponente escarpa di arenaria che domina la proprietà, creando un dialogo visivo che eleva il paesaggio a protagonista assoluto. E poi c’è Double Negative, l'opera di Heizer che mi ero ripromessa di vedere da anni, dopo averne visto le foto pubblicate dalla mia amica Clara Zevi, che ha definito l'esperienza come