“Believe me”: la serie itv che svela il trauma silenziato delle vittime

L'Italia, come molti paesi, è scossa da storie di violenza sessuale che troppo spesso restano nell'ombra. Ma c'è una serie televisiva britannica, Believe Me, che sta aprendo una ferita dolorosa, quella del mancato ascolto e della colpevolizzazione delle vittime. Un dramma potente, non una semplice cronaca nera, che merita tutta la nostra attenzione.

Un ritratto crudo di fallimento istituzionale

La miniserie ITV, in onda questa settimana, ripercorre i crimini di John Worboys, un seriale aggressore condannato nel 2009. Ma il fulcro non è la figura di Worboys – magistralmente interpretato da Daniel Mays – bensì la devastante esperienza di Sarah, una delle sue vittime, e il fallimento sistematico delle forze dell'ordine nel rispondere alle sue grida d'aiuto. Non si tratta di una storia isolata; Harriet Wistrich, direttrice del Centre for Women’s Justice, sottolinea come la serie rifletta una realtà angosciante: “Questo dramma mostra quanto possano essere devastanti i fallimenti nelle indagini e l'importanza che le sopravvissute abbiano un modo per chiedere conto alle istituzioni quando le cose vanno male.”

La frustrazione dello spettatore è palpabile fin dal primo episodio, dove Sarah è sottoposta a un interrogatorio che la tratta più come una sospettata che come una vittima. Un trattamento, purtroppo, troppo comune.

Il peso del dubbio e la colpevolizzazione

Il peso del dubbio e la colpevolizzazione

Believe Me non si limita a mostrare l'abuso, ma scava a fondo nelle dinamiche psicologiche e sociali che rendono così difficile per le donne ottenere giustizia. L'episodio dipinge un quadro desolante di dubbi e accuse velate: un'infermiera che minimizza le condizioni di Sarah etichettandola come “un po’ ubriaca”, un agente di polizia che suggerisce l'ipotesi di un rapporto sessuale dimenticato, l'ossessione per l'uso di cocaina che distrae dall'indagine principale. Questi momenti, piccoli ma corrosivi, evidenziano la tendenza a spostare la colpa sulla vittima, a delegittimare la sua esperienza.

La scena in cui Sarah sottolinea che il tassista avrebbe potuto essere facilmente identificato e fermato alla stazione di polizia, ma non lo fu, è particolarmente sconcertante. E le ferite fisiche, ignorate o banalizzate dagli inquirenti, sono solo la punta dell'iceberg di un trauma profondo.

La serie non si fa scrupoli nel mostrare la brutalità emotiva del processo, ma anche la forza e la determinazione delle donne che lottano per la verità. Un percorso arduo, costellato di ostacoli e incomprensioni, che ha lasciato un segno indelebile nella loro vita, ma che ha anche contribuito a gettare luce su un problema di sistema.

Believe Me è disponibile su ITVX e continua domani. Non è una visione facile, ma è un monito necessario: la giustizia per le vittime di violenza sessuale non è solo una questione legale, ma un dovere morale.