Quando il violento è lui: storie di uomini vittime di abuso
L'immaginario collettivo associa la violenza domestica a una donna, ma la realtà è ben diversa: un uomo su dieci negli Stati Uniti ne è stato vittima di abusi o stalking da parte del partner. Un dato sconcertante, spesso ignorato a causa di stereotipi di genere e dello stigma che grava su chi, uomo, denuncia di aver subito violenza. La storia di Cody*, veterano dell'esercito del Colorado, è un esempio doloroso di questa invisibilità.
Il peso del silenzio: un segreto custodito a lungo
Cody, 47 anni, racconta di come, durante il suo periodo in Louisiana, la sua allora fidanzata Chloe, soldato e pugile dilettante con problemi di alcolismo, abbia iniziato a maltrattarlo fisicamente e verbalmente. Ricorda la prima volta, durante una notte trascorsa in campeggio, con un litigio culminato in una violenza inaspettata. "Mi sentii incredibilmente sporco il giorno dopo", confessa. Ma invece di denunciare, si è colpevolizzato, interiorizzando l'idea che il suo comportamento avesse scatenato la reazione della donna. Un errore fatale che lo ha portato a subire ulteriori aggressioni, culminate in una situazione di terrore in cui Chloe lo minacciava di denunciarlo per violenza domestica se avesse osato parlarne.
Il silenzio è stato rotto solo da un’amica, che però, riflettendo il pregiudizio diffuso, gli ha risposto con un laconico “Smettila”. Cody racconta: “Nella nostra cultura, non comprendiamo come si manifesta l’abuso sugli uomini, né come elaborarlo. Quando si sente dire che qualcuno ti ha urlato contro, non si considera abuso. Ma quando ti risvegli in una pozza di sangue, allora qualcosa scatta.” La difficoltà è ulteriore: mentre una donna che denuncia violenza da parte del partner trova immediatamente supporto e risorse, un uomo si scontra con l'incredulità e il giudizio.

Il ciclo dell'abuso: dalla colpa alla riconoscenza
La storia di Cody si ripete con Lisa, sua seconda moglie, anche lei ex militare. Un rapporto iniziato sotto i migliori auspici, ma presto segnato da comportamenti manipolatori e violenti. Lisa, con un passato traumatico alle spalle – molestie sessuali, tentativi di suicidio e una mancata espulsione dall'esercito – soffriva di difficoltà emotive e problemi di attaccamento. Piccoli litigi sfociavano in esplosioni di rabbia: rotture di oggetti, minacce e, in un’occasione, l’accusa infondata di rapimento. “Mi sentivo responsabile”, ammette Cody, “credevo che fosse colpa mia se lei perdeva il controllo. Pensavo che dovessi essere la persona calma e razionale, e gestire la situazione.”
La svolta è arrivata con la psicoterapia, un percorso lungo e difficile che lo ha portato a riconoscere di essere stato vittima di abuso. “All’inizio, il mio terapeuta mi diceva che Lisa si comportava in modo abusivo, ma io mi giustificavo dicendo che non era poi così grave rispetto a quello che avevo vissuto con Chloe”, racconta. La consapevolezza è stata lenta, ma liberatoria. Oggi, Cody condivide la sua esperienza online, con l'obiettivo di sensibilizzare gli uomini e aiutarli a riconoscere i segnali dell'abuso, invitandoli a non sentirsi in colpa e a cercare aiuto.
La sua testimonianza è un monito: l'abuso non conosce genere. Rompere il silenzio e abbattere gli stereotipi è il primo passo verso un cambiamento culturale che riconosca e supporti tutte le vittime, senza distinzioni.
